EMERGENZA: Sale la tensione alla fabbrica Soems di S.Agata di Puglia (Fg), i lavoratori si legano ai cancelli per evitare che portino via i macchinari

February 19th, 2010

Domani i lavoratori della SOEMS si legheranno ai cancelli per evitare che lo stabilimento venga chiuso definitivamente!

Sale la tensione e lo scontro a S.Agata di Puglia (Fg) tra i lavoratori e l’azienda che oggi voleva far portare via i macchinari dallo stabilimento.

I lavoratori sono senza stipendio da mesi ed hanno cominciato uno sciopero ad oltranza da oggi…


E’ salita la tensione oggi allo stabilimento SOEMS di Sant’Agata di Puglia (Fg) dopo lo sciopero ad oltranza indetto da oggi dai lavoratori e con l’appoggio della Fialc-Cisal provinciale a causa della mancanza di pagamento degli stipendi degli scorsi mesi. 

A distanza di circa un mese  dall’ accordo sindacale che prevedeva il pagamento degli stipendi e la ripresa dell’attività produttiva, la situazione dei  dipendenti di S. Agata sembra essere arrivata ad un’impasse difficilmente districabile:

La società non ha  mantenuto fede alle promesse fatte ai lavoratori e si è rimangiata l’accordo sottoscritto lo scorso mese non provvedendo  al pagamento degli stipendi arretrati (dicembre e gennaio).


"L’azienda oggi ci ha ulteriormente esasperato e provocato: dopo non aver rispettato un accordo firmato nemmeno un mese fa dalla stessa Soems che prevedeva il pagamento degli stipendi arretrati oggi ha chiamato una ditta esterna per

far portar via i macchinari dallo stabilimento. Dopo aver messo in crisi i lavoratori con la cassa integrazione ed i mancati stipendi ora l’azienda vuole portar via il lavoro da questo territorio nonostante gli ingenti finanziamenti avuti

per aprire questo stabilimento. Siamo amareggiato da questi imprenditori che sono ormai solo dei "prenditori": cioè prendi i soldi dello stato e scappa…" - dichiara Vincenzo Russo, segretario provinciale e responsabile settore industria per la Cisal -

" Secondo noi questo nuovo atto della vicenda presenta molti punti di denuncia perchè non si può usufruire di ingenti finanziamenti pubblici e poi abbandonare un territorio, i lavoratori e le loro famgilie alla mercè del destino!" conclude Russo..

I lavoratori sono esasperati e con l’acqua alla gola: dopo aver subito la cassa integrazione da ormai un paio d’anni non si vedono erogati gli stipendi dovuti e non riescono piu a mantenere le loro famiglie.

Ed è per questo che da domani salirà ancora di più la tensione la tensione alla Soems di S.Agata: i lavoratori si legheranno ai cancelli pur di non far smontare le macchine e rimanere senza lavoro per sempre.

Foggia 19- 02-  2010

La Fialc Provinciale

Per ulteriori info:

Vincenzo Russo, segretario provinciale Fialc

Cell: 347 3501406

Sciopero e Presidio della fabbrica per i lavoratori della SOEMS ancora senza stipendio

February 19th, 2010

I lavoratori della SOEMS di S. Agata di Puglia ancora senza stipendio si vedono costretti alla protesta…

A distanza di circa un mese  dall’ accordo sindacale che prevedeva il pagamento degli stipendi e la ripresa dell’attività produttiva, la situazione dei  dipendenti di S Agata sembra essere arrivata ad un’impasse difficilmente districabile:

la società non ha  mantenuto fede alle promesse fatte ai lavoratori e si è rimangiata l’accordo sottoscritto   non provvedendo  al pagamento degli stipendi arretrati (dicembre e gennaio).

"Questa ennesima mancanza aggrava ulteriormente le condizioni delle famiglie dei dipendenti della SOEMS. La questione si ripete ormai da quasi due anni. Non è certo la prima volta dunque e non sarà sicuro l’ultima” dichiara Vincenzo Russo, il responsabile del settore industria della Cisal della provincia di Foggia.

Una vicenda annosa, dunque, che si ripropone ad ogni scadenza mensile. Una vicenda di omessi pagamenti e ritardi che mette in luce la situazione critica di una società che fondata sugli introiti di finanziamenti pubblici, alla prima situazione di crisi si pone in una condizione di debolezza economica che minaccia la sua esistenza.

Il sindacato richiama una maggiore responsabilità sociale da parte della società e la invita alla ricerca di tutte le soluzioni possibili che diano continuità produttiva, salvaguardino l’occupazione e in modo prioritario risolva la questione degli stipendi arretrati se non si vuole rischiare di compromettere lo stato di intere famiglie e padri che devono portare a casa il “pane quotidiano”.

Dal 19 Febbraio 2010, i dipendenti della Soems unitamente al sindacato, dichiarano uno  sciopero  ad oltranza per denunciare l’atteggiamento poco serio  della Soems  che peggiora ancora di più la situazione e i rapporti con i lavoratori.

Foggia 18- 02-  2010

La Fialc Provinciale

FIAT: Il 3 Febbraio Sciopero di 8 ore

February 1st, 2010

La FAILMS dichiara per il 3 Febbraio prossimo uno sciopero di 8 ore dei lavoratori del gruppo Fiat (gestibili localmente dalle segreterie provinciali)

L’iniziativa di lotta non riguarda solo la posizione della Fiat su Termini Imerese ma, più in generale, contro il piano industriale del gruppo nel nostro paese.

Dopo le dismissioni produttive di Arese e Imola, l’A.D. della Fiat ha ribadito la chiusura di Termini Imerese , rilasciando dichiarazioni su altri stabilimenti che hanno prospettive certe di ridimensionamento e di esuberi (Pomigliano-FMA-Cassino); quindi non è solo in gioco l’economia e l’occupazione di una sola Regione ma, di tante altre regioni che hanno siti Fiat sul loro territorio. [Continua…]

Soems: Revocato il Presidio

January 13th, 2010

Alla Soems di S.Agata di Puglia (Fg) raggiunto accordo per il versamento degli stipendi arretrati…

Dopo 10 giorni di sciopero ad oltranza, grazie alla fermezza e alla caparbietà dei lavoratori, nella giornata del 11-01-2010 alle ore 16,00, è stato firmato un
accordo con riserva, approvato successivamente all’unanimità dai dipendenti della stessa azienda, che, prevede il pagamento degli stipendi arretrati con una
maggiorazione del 5% per quello di Dicembre 2009 e la regolarizzazione dei pagamenti degli stipendi futuri.

Inoltre, fermo restando le prerogative aziendali, la Società si impegna ad incontrarsi periodicamente, con l’ Organizzazione Sindacale per informare e discutere
preventivamente in relazione agli indirizzi di politica commerciale, agli investimenti, ai processi di sviluppo ed ai conseguenti riflessi sui livelli occupazionali.

Tutto ciò è stato possibile grazie allo sciopero ad oltranza con presidio di questi giorni ed all’unità della maggioranza dei lavoratori.

La Failms

13-01-2010

I Nuovi Tentativi di Scippo del TFR!

January 11th, 2010

Riceviamo e divulghiamo l’intervista del prof. Beppe Scienza sui fondi pensione

di gennaio 2010 ( tanti soggetti interessati tentano di nascondere la verità)

“L’ultima novità sul TFR ha suscitato molto sdegno.

La novità è che la Legge Finanziaria per il 2010 utilizzerà i soldi del TFR dei dipendenti che le aziende hanno versato all’Inps , ma non è la cosa più grave in quanto, non tocca veramente la situazione dei lavoratori; purtroppo sono altre le cose che toccano o toccheranno o minacciano di toccare la situazione dei lavoratori.

La riforma bipartisan del TFR, decisa prima da Maroni e Tremonti con il governo Berlusconi e poi anticipata di un anno dal governo Prodi, è stata uno dei tiri più mancini tirati ai lavoratori italiani negli ultimi decenni.
Il vero inganno, il vero imbroglio, la vera falsità che viene diffusa dai vari economisti di regime è un’altra, ed è la base del discorso con cui si vuole convincere la gente ad aderire alla previdenza integrativa con questo discorso.

Le pensioni saranno basse e quindi non sufficienti, per integrarle bisogna trasferire il TFR ai fondi pensione: bene, questa è una falsità bella e buona!

Può anche darsi che le pensioni saranno basse, anche se è difficile prevedere tra 40 anni come saranno le pensioni;

prevedere a distanza di 40 anni come saranno le pensioni, come saranno gli stipendi, come saranno i prezzi è praticamente impossibile.

Ma anche se fosse vero che saranno basse, è falso che per avere una rendita aggiuntiva bisogna trasferire il TFR ai fondi pensione o a altri prodotti assicurativi: no, uno si tiene il TFR e, quando incassa la liquidazione, se vuole, utilizza questa cifra per avere una pensione integrativa e, quella cifra sarà sicuramente più alta di quanto è rimasto invece a quel poveraccio che ha aderito a un fondo pensione.

Con il 2010 dovrebbero arrivare a tutti i lavoratori dipendenti delle buste, pare di colore arancione, ma l’aspetto cromatico è irrilevante, in cui si dice loro quale sarà presumibilmente la loro pensione. Il fine di queste buste arancioni è spaventare i lavoratori e indurli a spingerli ai fondi pensione o a altri prodotti assicurativi.

Ecco, questo è quello che una persona prudente proprio non deve fare.

Dare i propri soldi ai fondi pensione vuole dire correre due rischi che con il TFR non si corrono:

il primo rischio, e si è visto bene nel 2008, è che un crack di mercati finanziari faccia scendere di valore quello che uno ha messo da parte;

qui non si tratta di fallimenti, i fondi pensione non falliscono, anche i fondi comuni non falliscono, però possono perdere il 90% senza fallire.

L’altro rischio che c’è è che riparta l’inflazione.

Quello che è sicuro è che, di fronte a entrambi questi due rischi, un crack dei mercati finanziari e il ripartire dell’inflazione,(magari possono anche capitare entrambi insieme), conviene rimanere il proprio tfr in azienda;

chi si tiene il TFR è tranquillo, perché il valore del TFR non dipende dai mercati finanziari e, se viene l’inflazione, il TFR segue in maniera eccellente l’inflazione.
Ora, il ministro Sacconi ha più volte anticipato che: “si farà partire un nuovo periodo di silenzio /assenso”, cioè altri sei mesi in cui, automaticamente, se uno decide di no, i suoi soldi vanno nei fondi pensione.

Il TFR non dato ai fondi integrativi, va bene per i lavoratori, va bene per le aziende, però non fa guadagnare i banchieri, perché i lavoratori prendono i soldi dalle aziende e la banca non si mette in mezzo a fare la sua cresta;

*non fa guadagnare gli assicuratori, che non sono assolutamente nel gioco,
*non fa guadagnare i gestori di fondi perché non gestiscono niente,
*non fa guadagnare i sindacati confederali, perché non metteranno i loro uomini, come invece mettono, nei fondi pensione per la gestione dell’amministrazione,
*non fa guadagnare i funzionari della Confindustria e delle altre organizzazioni del patronato, che invece nei fondi pensione mettono anche loro i propri uomini,
*non fa guadagnare gli economisti, perché il TFR va avanti per conto suo e gli economisti non possono fare consulenze, non possono essere nei consigli di amministrazione dei fondi pensione, non possono guadagnarci sopra.

Insomma, il TFR è una cosa che va bene soltanto ai lavoratori e alle aziende, non fa guadagnare gli altri e gli altri stanno cercando di appropriarsene.

Per fortuna non ci sono ancora riusciti per l’intelligenza dei lavoratori!”

a cura della FAILMS

PRESIDIO ALLA SOEMS DI SANT’AGATA DI PUGLIA (FG)

January 7th, 2010

La Fialc, sindacato del settore chimica, dopo l’assemblea del 2 gennaio dei lavoratori Soems di Sant’Agata di Puglia (Foggia), ha proclamato uno sciopero ad oltranza con presidio davanti ai cancelli dallo scorso 4 Gennaio 2010 per chiedere il pagamento degli stipendi e per pretendere chiarezza sul futuro dell’azienda

L´agitazione è stata indetta dalla FIALC per protestare contro la mancata corresponsione degli stipendi del mese di novembre e dicembre compresa la tredicesima.

Dalla mattinata del 4 Gennaio i lavoratori della Soems (ex gruppo Tuboplast) di S. Agata di Puglia (Fg) sono in sciopero ad oltranza per pretendere il pagamento regolare dello stipendio di novembre e del maturato stipendio di dicembre ed avere chiarezza sul futuro lavorativo.

“Ormai da molti mesi si ripetono i ritardi nell’accredito degli stipendi. Ad un certo punto, dopo la dichiarazione dello sciopero di novembre, l’azienda ha iniziato a pagare lo stipendio di ottobre e si era impegnata a retribuire con regolarità le altre mensilità,( 13° mensilità e stipendio di novembre) ma anche in questo caso, non ha rispettato le scadenze concordate con il sindacato e i lavoratori” - afferma Vincenzo Russo responsabile settore industria della Cisal - “Il 31 dicembre era il termine previsto per il pagamento della 13° e dello stipendio di novembre , termine ancora una volta non rispettato e che, ha indotto i lavoratori ad entrare in sciopero ad oltranza indetto dal sindacato Fialc (il sindacato del settore Chimica della Cisal)”.

I tentativi di rassicurazione sul pagamento degli stipendi e sul futuro dell’azienda palesati da alcuni responsabili aziendali sono risultati aria fritta: ad oggi non ci sono garanzie sul pagamento degli stipendi e sul futuro della stessa Soems. I lavoratori in questi giorni stanno presidiando i cancelli dello stabilimento Soems di S. Agata di Puglia. Lo sciopero continuerà finché non ci saranno reali garanzie dell’accredito degli stipendi e chiarezza sul futuro.

7 gennaio 2010

la FIALC Provinciale

Scandaloso: Stanno studiando l’eliminazione della Tredicesima!!!!

December 28th, 2009

La tredicesima verrà soppressa?

I sensori della destra italiana sono stati attivati per verificare la possibilità di una operazione che vale 35 miliardi di euro. Si tratta della tredicesima mensilità percepita da tutti i lavoratori dipendenti e dai pensionati italiani fin dal 1960 in vigore per quanto riguarda i soli impiegati dell’industria dal 1937 e poi estesa agli operai nel 1946 con un accordo interconfederale patrocinato dal Governo di unità nazionale presieduto da Alcide de Gasperi. I sensori attivati dal padronato debbono esplorare la possibilità di una soppressione soft, dissimulata, della tredicesima mensilità .constatare se c’è una disponibilità dei lavoratori e dei loro sindacati a “spalmarla” incorporandola nel salario o nello stipendio che viene percepito durante l’anno. Si tratterebbe appunto di aumentare del dodici per cento fittiziamente le buste paga. Gli argomenti addotti a favore sono speciosi e riguardano il diritto del lavoratore di avere la disponibilità immediata della sua tredicesima, istituto esistente soltanto in Italia essendo all’estero sconosciuto se non in forma di benefict, di elargizione una tantum e non per tutti.

L’operazione ha grandi enormi vantaggi per il padronato che la userebbe come alternativa a miglioramenti salariali urgenti, urgentissimi dato il basso livello delle retribuzioni italiane e che non possono essere a lungo rimandati. Il padronato sa benissimo che la detassazione ha apportato un irrilevante miglioramento e che non c’è molto da aspettarsi dalla contrattazione integrativa o decentrata che oltretutto non agisce per tutti ma soltanto laddove esistono le condizioni per instaurarla. Gli ultimi miglioramenti derivanti dai contratti sono stati spalmati in un arco temporale triennale e producono effetti davvero minimi, nell’ordine di poche decine di euro. Non resta quindi che fare una operazione di ragioneria anticipando ogni mese la frazione di tredicesima per assorbirla del tutto nell’arco di quattro o cinque anni al massimo. Operazione che sarebbe ancora più negativa per i lavoratori della manipolazione del TFR. [Continua…]

I lavoratori e la Trappola dell’ Arbitrato

December 27th, 2009

I diritti dei lavoratori sempre più sotto attacco: pian piano stanno smantellando tutte le garanzie e le tutele dei lavoratori italiani!!!

I lavoratori e la trappola dell’arbitrato

17 Dicembre 2009 di Luciano Gallino -

L’ articolo 35 della Costituzione, primo comma, recita: «La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni». Questa speciale tutela è resa necessaria dal riconoscimento che in tutte le fasi del rapporto di lavoro - l’ assunzione all’ inizio, poi le condizioni in cui si effettua la prestazione lavorativa, sino alla cessazione del rapporto per licenziamento o altri motivi - il lavoratore rappresenta dinanzi al datore di lavoro la parte sostanzialmente più debole. Tale interpretazione è stata ribadita da una lunga serie di sentenze dell’ Alta Corte e della Cassazione. Può dirsi pertanto che gran parte del corpo del diritto del lavoro, nonché i dispositivi volti a rendere effettivo tale diritto, abbiano tra i loro fondamenti il suddetto articolo.

Ma adesso è in arrivo il disegno di legge n. 1167, approvato dal Senato a fine novembre e trasmesso alla Camera per il voto definitivo previsto a gennaio. Il dl. n. 1167 è un orrendo coacervo di 52 articoli che affrontano le materie più disparate, tra cui l’ età pensionabile dei dirigenti medici e il congedo di maternità, i gruppi sportivi delle Forze Armate e l’ albo delle imprese artigiane. Però nel bel mezzo del testo compaiono tre articoli, dal 32 al 34, che sembrano concepiti apposta per indebolire ancora la parte che è già costitutivamente la più debole nel rapporto di lavoro - appunto il lavoratore. (…)

Nel perseguire tale scopo il disegno di legge segue varie strade. La prima consiste nel potenziamento di istituti come l’ arbitrato e la conciliazione per risolvere le controversie di lavoro, a scapito della via giudiziaria. Che cosa siano questi istituti è noto. Quando due soggetti sono in lite, ma vorrebbero evitare i tempi e i costi di una causa in tribunale, designano congiuntamente un arbitro nella persona di uno o più professionisti competenti nella materia oggetto della lite, e al suo parere si attengono, anche se non sono d’ accordo. Nel caso della conciliazione essi cercano invece di addivenire a un accordo, vuoi trattando tra loro, vuoi accettando o richiedendo l’ intervento di un terzo.

Ora, sia l’ arbitrato che la conciliazione configurano un rapporto sociale ragionevolmente equilibrato allorché i soggetti in conflitto si trovano in una posizione di potere analoga e dispongono di mezzi economici simili. Per contro i due istituti configurano un rapporto decisamente squilibrato se uno dei soggetti, per dire, è un imprenditore che al momento di assumere qualcuno può scegliere tra centinaia o migliaia di candidati, e l’ altro è un giovane o un disoccupato che ha un bisogno disperato di trovare un’ occupazione.

È qui che scatta la trappola del dl. 1167. Esso prevede infatti (art. 33, comma 9) che al momento di sottoscrivere un contratto di lavoro davanti a una delle tante commissioni locali cui è attribuito il compito di certificare se il contratto stesso definisce un’ occupazione alle dipendenze oppure un lavoro autonomo (tipo collaboratore a progetto), di durata determinata oppure indeterminata e altre condizioni, il lavoratore deve compiere una scelta drastica. Deve cioè aderire, o rifiutare, un compromesso con il quale s’ impegna, nel caso sorgano future controversie di lavoro, a rinunciare al ricorso al giudice a favore di una procedura di arbitrato o di conciliazione. Dei quali, stante lo squilibrio socio-economico che sussiste tra le due parti, si può agevolmente prevedere l’ esito.

Tanto che la stessa Corte costituzionale si è più volte pronunciata contro il ricorso all’ arbitrato nelle controversie di lavoro. Stante questo dispositivo introdotto dal dl. 1167, il ricorso alla giustizia del lavoro diventerà un lusso,o un rischio, che pochi lavoratori vorranno permettersi. In ogni caso, la neo occupata o l’ ex disoccupato i quali abbiano rifiutato di firmare all’ atto dell’ assunzione il suddetto compromesso, e volessero correre il rischio,o permettersi il lusso, di adire al giudice del lavoro perché qualcosa non va nel loro contratto, troveranno un giudice che a loro favore, se il disegno di legge in questione diventa legge, potrà fare ben poco.

Questo perché al potenziamento dell’ arbitrato fa riscontro il depotenziamento del giudice. Difatti l’ art. 32 (commi 1 e 2) del disegno stesso statuisce che esso giudice, a fronte di una controversia di lavoro, deve limitarsi unicamente a stabilire se il contratto tra il datore di lavoro e il lavoratore sia stato stipulato in forma legittima o no. La nuova legge gli vieta espressamente di intervenire in merito a valutazioni tecniche, organizzative e produttive. In tal modo la possibilità per il giudice di esercitare giustizia, e per il lavoratore di ottenerla, è definitivamente mutilata. Il punto critico al riguardo è che la iniziale legittimità formale di un contratto di lavoro è solamente uno dei tanti aspetti del rapporto che esso istituisce tra il datore e il lavoratore. Dopo un po’ , capita di scoprire che le mansioni affidate a quest’ ultimo, gli orari che è tenuto a rispettare, i mezzi di produzione che deve utilizzare, le relazioni che deve intrattenere con soggetti terzi nell’ espletamento del lavoro, l’ organizzazione stessa di questo, configurino come totalmente dipendente un lavoro che il contratto sottoscritto definiva come autonomo; così come può accadere l’ esatto contrario.

Ma il lavoratore che si ritiene danneggiato non avrà più interesse ad andare dal giudice per denunciare che le condizioni di lavoro effettive sono radicalmente diverse da quelle previste dal contratto iniziale. La nuova legge vieterà infatti all’ operatore di giustizia di indagare sui suddetti aspetti sostanziali del rapporto di lavoro. Salvo modifiche rilevanti da parte della Camera, ormai imprevedibili, il dl. n. 1167 a gennaio diventerà legge. L’ art. 3 della Costituzione perderà così gran parte della sua efficacia tutelare. Sussiste, è vero, il baluardo della Suprema Corte.

Ma prima che essa arrivi eventualmente a dichiarare incostituzionali gli articoli in questione, alcune centinaia di migliaia di giovani e meno giovani dovranno comunque sottoscrivere, se vorranno essere assunti o vedere rinnovato il rapporto in essere, dei contratti di lavoro sottratti per legge al dominio della giustizia del lavoro. A parte i suoi contenuti, questa particolare iniziativa in tema di controversie di lavoro getta una luce cruda su una questione di portata generale.

Mentre si discute placidamente di possibili intese bilaterali per compiere grandi riforme della seconda parte della Costituzione, riguardante l’ ordinamento della Repubblica, vi sono articoli fondamentali della parte prima, riguardante i principi, che quasi ogni giorno vengono erosi, elusi, smontati pezzo a pezzo dalla maggioranza a forza di piccole leggi dall’ apparenza innocua, incomprensibili o ignote ai più, ma irte di conseguenze sociali di rovinosa portata.

articolo di Luciano Gallino - pubblicato su Repubblica

SOEMS, Tutto risolto? Speriamo bene…

November 30th, 2009

Soems di S.Agata di Puglia (Fg): Il Presidio davanti i cancelli e lo sciopero sembra abbiano ottenuto l’effetto sperato e per ora sono sospesi…

Con l’ennesimo atto di responsabilità da parte del sindacato e dei lavoratori, lo sciopero, proclamato per protestare contro il mancato stipendio di Ottobre, per scongiurare ulteriori mancanze di versamento degli stipendi a seguire e la mancanza di prospettive produttive per il futuro, è stato revocato.

Nell’incontro tra la il sindacato dei Metalmeccanici FAILMS, il direttore di stabilimento Vito Pagliarulo e la proprietà nella persona di Marco Giampreti, sono state affrontate le questioni relative alla Cigo, alla Cigs e all’annoso problema dei pagamenti degli stipendi.

Il sig. Marco Giampreti ha confermato che gli accrediti degli stipendi di Ottobre saranno effettuati giovedì 3 dicembre, impegnandosi in prima persona ad accreditare anche lo stipendio di novembre e la 13° mensilità prima delle festività Natalizie.

Inoltre il Sig. Giampetri ha riferito al nostro sindacato che la proprietà sta lavorando per garantire buone prospettive occupazionali e di lavoro per i dipendenti Soems di S. Agata di Puglia (Fg).

Il sindacato ed i lavoratori auspicano solo che questa intesa venga mantenuta.

E’ evidente che in assenza di queste garanzie, la FAILMS interromperà qualsiasi forma di relazione sindacale ed il Direttore e la proprietà dovranno assumersi le responsabilità di quello che potrebbe succedere per le forme di protesta che i lavoratori vorranno adottare.

Foggia, 28 novembre 2009

la Failms

SCIOPERO ALLA SOEMS DI S. AGATA

November 27th, 2009

SCIOPERO ALLA SOEMS DI S. AGATA DI PUGLIA (FG)
PER IL MANCATO PAGAMENTO DELLO STIPENDIO DI OTTOBRE E L’ASSENZA DI CHIAREZZA SUL FUTURO AZIENDALE

Dal 28 novembre 2009, i dipendenti della Soems, così come comunicato alla Direzione dello stabilimento di S. Agata dopo l’assemblea del 20 novembre, dichiarano uno sciopero ad oltranza per denunciare l’ennesimo ritardo nel pagamento degli stipendi.

Effettueranno un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento per rivendicare la corresponsione degli arretrati, la certezza dei prossimi stipendi e le garanzie per il futuro dell’azienda. [Continua…]