Continuano i NO nelle Assemblee all’Accordo sul Welfare
Si allunga la lista dei luoghi di lavoro dove il “No” all’accordo sul welfare continua a raccogliere consensi. A volte si esprime in forme vivaci di contestazione, come a Melfi e all’Ansaldo di Genova, altre volte risulta tutto più composto e ordinato. Ma la sostanza non cambia. Questo accordo non va giù ai lavoratori. Differentemente dalla volta precedente, però, il dissenso rischia di esprimersi sotto forma di non partecipazione al voto.
Ma andiamo per ordine. Il “No” dell’ Ansaldo è stato piuttosto rumoroso anche perché vi hanno preso parte circa 500 lavoratori. A parare i colpi, la segretaria nazionale della Cisl Anna Maria Furlan, la stessa che pochi giorni fa ha tenuto alcune delle assemblee che si sono svolte a Mirafiori. Più o meno le stesse scene all’ Algida-Unilever di Napoli , dove a perorare la causa del “Sì” è andato il segretario generale della Uil Luigi Angeletti. Tra le tante “trincee”, si segnala, per la sua originalità il “sì fortemente critico” della Richard Ginori di Sesto Fiorentino.
«Nel corso dell’assemblea - si legge in un comunicato a firma dei Rappresentanti sindacali unitari - è stato votato all’unanimità un ordine del giorno in cui pur riconoscendo gli aspetti potivi dell’intesa, quali l’impegno per l’estensione degli ammortizzatori sociali per tutte le imprese, o i provvedimenti in faore delle pensioni più basse ed in sostegno dei giovani, delle donne, degli inoccupati, si sottolineano alcuni punti critici su cui si chiede la possibilità di una modifica radicale». I punti riguardano i contratti a termine, la mancata cancellazione dello staff leasing, la decontribuzione dello straordinario, la mancata separazione tra previdenza e assistenza, gli usuranti. In pratica, quasi metà dell’accordo. Marco Ferrando, portavoce del Movimento per il partito comunista dei lavoratori (Pcl) segnala che la Pirelli di Settimo Torinese ha espresso «sonoramente» il proprio no.
A poca distanza da lì, invece, ben quindicimila pensionati della Val d’Aosta si sono espressi a favore. Luciana Rovinalti, segretaria regionale del Cgil-Spi parla addirittura di «consenso compatto». E lo dice con la sottolineatura di chi ha già contato i voti. Venendo dai pensionati, non soprende. Ormai sono decine le segnalazioni di “voto anticipato” addirittura a domicilio. Dopo il Veneto sembra che il serivizio stia dilagando anche in Lombardia. In Emilia Romagna, poi, il voto anticipato ha addirittura conquistato alcuni luoghi di lavoro, come la Fruttagel di Alfonsine , una realtà produttiva di alcune centinaia di dipendenti.
Clima teso, ma senza polemiche, invece, alla Fiat di Termini Imerese , dove Paolo Nerozzi, il segretario nazionale della Cgil che è andato a tenere l’assemblea del primo turno ieri, ha dovuto registrare un atteggiamento quantomeno difficile. Alla Fiat di Cassino il dissenso è stato più esplicito.
Secondo quanto sostiene l’Sdl, il sindacato di base, «le assemblòee si sono svolte in un clima identico a quello della Fiat di Mirafiori». «L’assemblea del secondo turno - sottolinea Paolo Sabattini, vicecoordinatore nazionale dell’Sdl intercategoriale in un comunicato - è andata oltre e su proposta dei nostri rappresentanti, hanno votato per alzata di mano, respingendo nettamente l’accordo proposto da Cgil, Cisl e Uil che ha ricevuto solo 5 voti a favore».
Altre manifestazioni di dissenso arrivano da Legnano, in particolare alla Marelli e alla Abb .«La gente è sostanzialmente scontenta - racconta un delegato - soprattutto non capisce proprio dove sta tutta questa grande vittoria». «Se si legge bene il testo dell’accordo - continua - si scopre che gli usuranti sono a numero chiuso e che la decontribuzione dello straordinario colpisce di fatto le rendite pensionistiche».
«Gli organi dirigenti di Cgil, Cisl e Uil - sottolinea Nicola Nicolosi, coordinatore dell’area programmatica Lavoro Società, messa “sotto processo” per aver supportato la manifestazione di Firenze di sabato scorso - hanno approvato un ordine del giorno che indica in maniera chiara che il “voto segreto si svolgerà nei giorni 8, 9 e 10 ottobre”. In giro per l’Italia- continua Nicolosi - in deroga alle indicazioni nazionali si sta procedendo con troppa creatività».
Nicolosi cerca infine di smorzare le polemiche dopo la manifestazione di Firenze. «La risposta non può essere di natura burocratica, siamo nel pieno svolgimento del dibattito referendario. Dopo il voto ci sarà il mandato: a quello tutti ci atterremo. Durante la fase di discussione e del dibattito tutte le opinioni hanno parità di dignità e debbono essere manifestate». «La Cgil - conclude - deve mettere a profitto anche le contraddizioni di questi giorni per riprendere la riflessione sulla democrazia in vista della prossima conferenza d’organizzazione».
Articolo tratto dal sito: www.ilbriganterosso.info