Dibattito sui 21 giorni di lotta di Melfi: Le conclusioni della Failms

Dopo 11 lunghi anni nella fabbrica modello per lo sfruttamento degli operai in termini di orari,tempi di lavoro e salari, in una fabbrica altamente militarizzata ,dove la dirigenza Fiat è stata capace con la repressione, con i provvedimenti inventati e i licenziamenti strumentali ad annientare le volontà degli operai, dove il conflitto è quasi assente per la pochezza sindacale, scoppia la rivolta.

Per 21 giorni (22 per chi vi parla) gli operai della Sata e dell’indotto, dando una grande prova di unità e di solidarietà, hanno tenuto in scacco la Fiat e ridimensionato le O.O.S.S. che in modi e tempi diversi hanno tentato prima di sabotare la lotta (Fim-Uilm e Fismic), poi di togliere i blocchi (Fiom).

Togliere i blocchi era diventato il problema centrale per la Fiom.

La nostra decisionee con l’appoggio degli operai ha fatto in modo che la smobilitazione dei blocchi non v olesse dire il rientro in fabbrica.
“Sciopero ad oltranza e presidi è stata la nostra proposta che ha trovato l’approvazione della totalità degli scioperanti. Il gruppo dirigente della Fiom è stato costretto a seguirci”.

Ma nè i manganelli della polizia, nè la disinformazione mediatica, nè il collaborazionismo sindacale sono stati in grado di impedire agli operai di Melfi di andare avanti per la strada intrapresa e alla fine strappare all’azienda qualche conquista salariale e normativa.
Non hanno conquistato tutto quello che era previsto, ma la cosa fondamentale è come lo hanno conquistato e che cosa ha veramente rappresentato quella conquista.

Hanno utilizzato i sindacati aziendalisti per far fallire la lotta, hanno fatto intervenire la polizia, hanno minacciato e intimidito intere famiglie, ma alla fine hanno dovuto trattare e firmare un accordo (compromesso) che mettesse fine alla lotta di Melfi.

Un compromesso come tanti altri che sono stati sottoscritti fra padroni e rappresentanti sindacali, con la differenza che questo compromesso è stato imposto dalla lotta degli operai.

E’ chiaro che il compromesso raggiunto poteva e doveva essere più favorevole, ma sappiamo bene che chi oggi tratta a nome e per conto degli operai è più predisposto ad ascoltare i problemi dei padroni e le minacce piuttosto che usare fino in fondo la forza messa in campo dagli operai.

Il compromesso raggiunto c’è costato molti sacrifici economici e personali ed avevamo tanti nemici: ministri e sottosegretari, sindacalisti venduti, polizia , giornali e televisioni , ma durante quei giorni di lotta li abbiamo affrontati e resi innocui, facendoli ravvedere sulle reali situazioni che vivevano gli operai di Melfi.

Dicevo in apertura che la cosa importante per i lavoratori non è quello che hanno conquistato ma che devono riflettere su cosa hanno veramente fatto “ in una zona scelta volutamente per la poca sindacalizzazione e talmente depressa dove la disoccupazione e la miseria la fanno da padroni: nessuno si aspettava questo scatto di orgoglio e di dignità degli operai della SATA e dell’indotto tanto da riscattare la cocente sconfitta ricevuta dal Sindacato e conseguentemente da tutti gli operai durante i 30 giorni di sciopero davanti ai cancelli di Mirafiori ( anni 80)”.

Ci sono fatti nella storia del lavoro che rappresentano modifiche sostanziali, che aprono nuove possibilità e gli stessi agenti pur vivendole, non se ne rendono conto.

Molti sindacalisti e operai, di fronte alla marcia dei quarantamila a Torino, non si erano resi conto che la sconfitta sarebbe stata cosi pesante per tutti e che sarebbe pesata per trent’anni nelle lotte successive.

Quanti oggi , fra gli interpreti diretti dei 21 giorni di Melfi, sanno cosa è veramente successo, cosa veramente è stato.

Capire queste cose significa sfruttare al massimo la situazione ed utilizzarla per propri fini, che possono essere riassunti nella liberazione degli operai.

Alla fine diventa naturale registrare ciò che la lotta ha conquistato praticamente mentre si fa il bilancio di come il sindacato si è comportato.

Considerazioni finali

1) La condizione degli operai della Sata ha messo in luce senza ombra di dubbio il fallimento di una linea sindacale fondata sulla concertazione e sul clientelismo più sfrenato.

2) Solo l’iniziativa diretta degli operai ha portato ai 21 giorni di sciopero con le successive richieste da avanzare alle aziende.

3) Non possiamo andare avanti come stiamo facendo, noi a sopportare tutto il peso degli scioperi e i sindacalisti compromessi a trattare in nostro nome con i risultati che conosciamo.

4) Formare un folto gruppo di operai per controbattere chi cerca di imbavagliare e prendere in giro i lavoratori.

5) Preparare una piattaforma integrativa che porti alla reale parificazione dei lavoratori di Melfi con tutti gli altri lavoratori del gruppo.

6)Affrontare tutti i problemi che si presenteranno in modo collettivo senza dare la possibilità agli altri sindacati di inserirsi. Dobbiamo unire forza ed esperienza per riconquistare il controllo del sindacato fino alla rimozione di quelle Direzioni compromesse che operano a stretto contatto con le aziende.

Per un vero sindacato di base degli operai.

Vincenzo Russo

SegretarioVicario e coordinatore per il Sud Italia della Failms

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