Gli Imbroglioni della Cgil

Sono vere le battaglie della Cgil? Cosa c’è dietro?!?

Sono giorni importanti per gli esponenti territoriali della Cgil sparsi per l’Italia. Girano nei luoghi di lavoro col fine di spiegare orgogliosi le ragioni per cui la loro organizzazione non ha firmato l’accordo del 22 gennaio sottoscritto invece da Cisl, Uil e Ugl, e per cui chiamano di conseguenza i lavoratori prima ad esprimersi in un referendum contro l’intesa e poi a scioperare il prossimo 4 aprile.

Dicono che è un accordo inaccettabile, pronunciano parole di fuoco contro i loro colleghi confederali che hanno tradito i lavoratori, si ergono a paladini difensori e punto di riferimento di chi non ci sta a tollerare l’ennesimo attacco al mondo del lavoro.

Per far questo usano tutta una serie di argomentazioni inoppugnabili: “è un’intesa che indebolisce il contratto nazionale di lavoro, che penalizzerà ancor di più i salari, che non prevede un ampliamento della contrattazione di secondo livello, che crea una casta con la nuova idea di bilateralità che porta avanti…”. Eccetera…

Tutte cose sacrosante effettivamente, anche se i toni che usano appaiono un po’ troppo soft se si pensa che quella in atto è una vera e propria svolta autoritaria che ha l’intento di cambiare alle fondamenta il ruolo del sindacato in Italia.

Ciò su cui però i prodi cigiellini si incartano, imbrogliando letteralmente i lavoratori, sono gli argomenti vitali della rappresentanza sindacale e della partecipazione.

Nei luoghi di lavoro spiegano infatti che, per evitare in futuro altri colpi di mano di Cisl, Uil e Ugl in combutta con i padroni, “si deve rafforzare la partecipazione dei lavoratori nelle scelte che li riguardano”. Per far questo indicano due strade: le consultazioni (i referendum sugli accordi) e il consolidamento del ruolo delle Rsu elettive nei luoghi di lavoro, favorendone la nascita dove ancora non ci sono.

Ma cosa c’è dietro? Vediamo di analizzare il pensiero della Cgil su questi due aspetti (basandoci sui fatti che compie questa organizzazione, non solo sulle parole che pronuncia).

Referendum

Fateci caso, in linea di massima la Cgil indice consultazioni nei luoghi di lavoro solamente quando è sicura di vincere. E infatti puntualmente trionfa con percentuali bulgare. Non è rilevante se lo faccia partendo da basi di ragione (come in questo caso contro l’accordo del 22 gennaio) o al contrario portando avanti posizioni antilavoratori (vedi il referendum sulla riforma del welfare dell’ultimo governo Prodi oppure le consultazioni sui tantissimi rinnovi a perdere dei contratti nazionali); risalta invece il significato della richiesta del parere dei lavoratori solo quando fa comodo alla linea politica portata avanti dall’organizzazione in quel preciso momento. Si può dunque in questo caso chiaramente parlare dell’istituto del referendum come uno strumento utile ai loro interessi, e non certo come un’opportunità per i lavoratori.

In altri termini, quando la Cgil è incerta sull’esito di una potenziale consultazione che potrebbe smentire una sua linea (o che addirittura potrebbe esserle dannosa), si sottrae dall’orpello di andare di fronte ai lavoratori per chiedere il loro parere.

Ma c’è di più.

Per garantirsi la vittoria schiacciante in ogni occasione, la Cgil evita accuratamente che nei luoghi di lavoro si dia vita ad assemblee dove esponenti sindacali possano spiegare le ragioni del si e quelle del no (nel già citato caso della consultazione sul welfare fu ad esempio negata la parole a sindacalisti, anche della stessa Cgil, che erano contrari all’accordo!). Ne viene fuori quindi ogni volta un quadro grottesco dove l’organizzazione sindacale che indice il referendum è la stessa che poi fa la “campagna elettorale” spiegando solo le ragioni di una parte, e la stessa che gestisce e poi verifica senza alcun controllo esterno i risultati della consultazione! Chiaro dunque che alla fine l’esito sia sempre nei termini del 90 e passa per cento a favore della posizione della Cgil, e chiaro anche che questi siano dati numerici che la dicono lunga sulla loro reale attendibilità.

Un altro esempio clamoroso di questo modo di gestire le cose da parte della Cgil è l’argomento del Tfr nei fondi pensione. Quando i sindacati di base e i singoli lavoratori provarono al tempo (primavera-estate 2007) a fare controinformazione su questo importantissimo aspetto, per tutta risposta si trovarono sbattuta la porta in faccia dalla Cgil (in chiaro conflitto di interessi in quanto inserita nei consigli di amministrazione dei vari fondi di categoria), che si arrogò il diritto di spiegare ai lavoratori cos’era giusto e cosa sbagliato. Nessuno spazio per chi cercava di avvertire i lavoratori che giocarsi la liquidazione in borsa avrebbe comportato dei seri rischi in caso di crisi economica…(la risposta era sempre: “siete catastrofisti!”…).

Quale credibilità ha dunque un’organizzazione che si dichiara favorevole alla partecipazione dei lavoratori solo quando le fa comodo? Non dovrebbe essere la loro parola sempre importante, a prescindere dalla posizione definita nelle alte stanze del sindacato di Epifani?

Rappresentanza sindacale e ruolo delle Rsu

Negli stessi momenti in cui, nelle settimane successive all’accordo firmato da Cisl e Uil, Epifani infamava ad alta voce Bonanni e Angeletti, a bassa voce li chiamava invece ad un incontro per definire le regole della rappresentanza sindacale (”incontro che dovrebbe tenersi la settimana prossima”, ha annunciato l’altro ieri Bonanni).

Perché questa mossa? La Cgil è consapevole di essere maggioritaria in gran parte dei luoghi di lavoro, e comunque in generale più forte tra i lavoratori rispetto a Cisl e Uil.

Rilanciando quindi la nascita degli organismi elettivi, conta di ristabilire i rapporti di forza nei confronti dei cugini confederali.

Ma, anche in questo caso, vediamo se alle belle parole corrispondono i fatti.

In tutte quelle situazioni in Italia dove negli ultimi anni sono nate anime di sindacalismo di base, la Cgil si è di regola quasi sempre opposta all’indizione delle elezioni dei delegati. E lo ha fatto ogni volta proprio con la sponda di Cisl e Uil.

Il giochetto è semplice: fanno finta di non aver trovato l’accordo per indire le elezioni nel luogo di lavoro e così si tengono i loro delegati Rsa non elettivi, lasciando ai margini il sindacato di base sorto a causa del malcontento per le linee confederali.

Anche qui la domanda è la solita: non dovrebbe la Cgil essere sempre a favore della democrazia sindacale nei luoghi di lavoro, e non solo quando sa che vincerà? Non dovrebbe favorire le libere elezioni dei delegati, a prescindere dal fatto che sia maggioritaria o meno? Ma soprattutto, non dovrebbe essere più coerente, evitando di trattare con Cisl e Uil (rafforzando anche loro, oltre che se stessa) proprio mentre ci si scaglia contro per la vergogna che hanno firmato?

Tra l’altro c’è da giurare che l’intesa tra Cgil, Cisl e Uil sarà pregna di disposizioni volte a mettere in difficoltà il sindacalismo di base, se non addirittura ad escluderlo proprio.

L’imbroglio della Cgil dunque sta proprio in questo: proclamarsi in pompa magna in una maniera di fronte ai lavoratori su argomenti importanti come quelli del rifiuto di accordi dannosi, della partecipazione e della rappresentanza (cercando in questo modo di recuperare popolarità), salvo poi comportarsi nei fatti in tutt’altro modo quando qualcuno con un potenziale seguito chiede semplicemente di presentarsi alla prova dei voti in una consultazione referendaria o nelle elezioni Rsu.

Un modo di fare troppo incoerente per pensare che lo sciopero e la manifestazione del 4 aprile prossimo siano veramente credibili e frutto di una reale convinzione di doversi opporre all’intesa. Anche perché parti della Cgil stanno tra l’altro già cedendo (ad esempio la Flai), e la sensazione è quella che alla fine Epifani (come ha fatto per la vertenza Alitalia) si accontenterà di qualche piccola concessione per apporre anche la propria firma su questo accordo vergognoso.

Di certo meno contraddittorio come risposta agli attacchi del governo appare invece il percorso di lotta individuato da tempo dal sindacalismo di base con le date del 28 marzo (manifestazione nazionale a Roma) e del 23 aprile (sciopero generale).

ricevuto il 22 marzo

Licio Galdo per Senza Soste.it

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