Il lavoro in uniforme rimette in discussione la busta paga!
Infatti, il tempo che occorre ai dipendenti per indossare le divise obbligatorie sul posto di lavoro rientra nell’orario lavorativo e, come tale, deve essere retribuito dall’azienda.
Lo ha deciso la sezione Lavoro della Corte di cassazione, che ha confermato la condanna per una grande società a pagare le differenze non retribuite ai propri dipendenti che strisciavano il cartellino solo dopo essersi vestiti e si svestivano solo dopo aver timbrato l’uscita.
Già la Corte d’appello di Milano aveva stabilito che «il tempo impiegato per la vestizione e svestizione della divisa aziendale corrispondeva all’esecuzione di un obbligo imposto dal datore di lavoro». La società ha, poi, fatto ricorso spiegando, in particolare, che l’obbligo di cuffie e divise era stabilito dalle norme igieni-che che tutte le imprese del settore devono rispettare.
La Corte di cassazione, con la sentenza 20179, ha rigettato il ricorso della società spiegando che «ove sia data facoltà al lavoratore di scegliere il tempo e il luogo dove indossare la divisa (anche nella sua abitazione prima di andare al lavoro) tale attività fa parte degli atti di diligenza preparatoria allo svolgimento dell’attività lavorativa e come tale non va retribuita».
Se, invece, ha aggiunto la Corte, «tale operazione è diretta dal datore di lavoro, che ne disciplina il tempo e il luogo di esecuzione, rientra nel lavoro effettivo e di conseguenza deve essere retribuito».
Dunque, per i giudici della Cassazione quando le attività preparatorie sono gestite dall’azienda devono essere retribuite come l’attività principale per la quale il lavoratore è stato assunto.
da “IL SOLE 24 ORE” del 24 luglio 2008