La Failms sul Contratto Integrativo Fiat
Si continua (allegramente) a precarizzare lavoro e lavoratori
Il 28 Giugno 2006 è stato firmato per il gruppo FIAT il contratto integrativo.
Sono state indette le assemblee e i sindacati hanno raccontato di aver fatto qualche cosa di meraviglioso, impensabile, con una controparte come la Fiat: siamo riusciti a farci dare dei soldi senza aver speso in termini di lotta, nemmeno 1 ora di sciopero.
Bene, riusciamo anche senza lotta ad aumentare il salario, ma una cosa è certa, i padroni mai, in nessuna parte del mondo, regalano qualche cosa ai lavoratori.
Allora bisogna chiedersi dove sta lo scambio, quale è stato l’interesse della Fiat?
Per come la vediamo, quello che è stato firmato più che un contratto integrativo, con l’inserimento dell’apprendistato, è una cambiale in bianco che generalizzerà la precarietà e il peggioramento delle condizioni di lavoro e dei diritti per i nuovi assunti in tutto il gruppo.
Le aziende potranno assumere i giovani di età compresa tra i 18 e 29 anni, con contratto di apprendistato “professionalizzante” su tutto il territorio nazionale senza interpellare nessuno.
Detta così sembrerebbe che non vi sia nulla di sconvolgente visto che comunque una legge sull’apprendistato è sempre esistita e i padroni bene o male nelle piccole aziende l’hanno sempre utilizzata.
C’è da dire tuttavia che il contratto di apprendistato era ad oggi inesistente in Fiat e nell’industria metalmeccanica, perché le lotte dei lavoratori negli ultimi decenni, volte a creare condizioni antidiscriminatorie sui posti di lavoro, l’avevano resa progressivamente sempre meno applicabile.
Vedendo nel dettaglio quali sono le condizioni di un apprendista si riesce a comprendere meglio lo scambio e l’interesse della Fiat in sede di trattativa per ottenere gli apprendisti nelle fabbriche.
Per le aziende l’apprendista ha un costo del lavoro inferiore alle altre tipologie di contratto di circa il 35%, questo perché:
- gli apprendisti non hanno diritto al versamento dei contributi per la pensione INPS, per gli anni della durata dell’apprendistato.
- non hanno diritto al trattamento e alla retribuzione durante i periodi di malattia.
- non hanno diritto alla cassa integrazione ne ordinaria, ne straordinaria.
- non hanno diritto né alla mobilità ne alla disoccupazione in caso di crisi aziendali e licenziamenti.
- gli anni di apprendistato non valgono per la maturazione degli istituti legati all’anzianità di servizio.
- gli apprendisti sono esclusi (salvo accordi aziendali) dai benefici della contrattazione aziendale.
L’esclusione delle tutele sociali rendono discriminatoria e non socialmente accettabile questa regolamentazione del lavoro, aprendo, per il futuro, un pericoloso varco per l’aggressione di queste tutele ai restanti lavoratori.
Ora, con la nuova normativa introdotta nel contratto integrativo Fiat, per come è stata regolata, vedrà nell’apprendistato la forma prevalente e diffusa di assunzione, come annunciato anche da Federmeccanica.
La contropartita ottenuta dai sindacati per consentire questo scempio è stata la modifica contrattuale secondo cui la Fiat si impegna a confermare almeno il 95% dei lavoratori apprendisti( se riescono ad arrivare alla fine) e il trattamento retributivo del terzo livello a partire dal 13° mese, fermo restando l’inquadramento in seconda categoria(una vergogna).
Dopo una attenta riflessione, la domanda che dovrebbe sorgere spontanea è più o meno questa: come potrà questo sindacato difendere ancora , anche solo dignitosamente, gli interessi dei lavoratori?
21 luglio 2006
la FAILMS