Nuovi modelli contrattuali e rappresentanza

L’ultimo bidone che i confederali vogliono dare ai lavoratori per il piacere dei poteri forti

MODELLO CONTRATTUALE.

Formalmente vengono riconfermati i due livelli contrattuali (nazionale e decentrato) con l’auspicio che il livello decentrato possa prendere tutte le forme possibili (aziendale, territoriale, distrettuale ecc).

In sostanza tutto l’interesse sindacale è speso per potenziare il livello decentrato a scapito di quello nazionale.

Al livello nazionale verrebbe lasciato in pratica solo il compito di inseguire l’inflazione. Il fantasioso riferimento “oggettivo” che viene proposto è quello dell”inflazione realisticamente prevedibile” che sostituirebbe il riferimento all’Inflazione programmata.

C’è da domandarsi dove sta la novità. Ci si dice che l’inflazione realisticamente prevedibile (prevedibile da chi ??) tutelerebbe il salario meglio dell”inflazione programmata ed a dircelo sono gli stessi che fino a ieri difendevano l’inflazione programmata come un riferimento alto e sicuro per la difesa dei nostri salari.

Se questa è la pensata sindacale, risultato di mesi di trattativa quasi segreta tra le segreterie nazionali, c’è da rimanere esterefatti ed a bocca aperta.

In realtà dietro a questo cambio di terminologia c’è ben altro e cioè la decisione di svuotare il contratto nazionale e di spostare i baricentro della conrattazione sul livello decentrato.

Così. invece di rilanciare la contrattazione “tutta” (vista l’emergenza salariale) semplicemente la si disintegra in mille rivoli cercando di convincerci nell’illusione che per aumentare i salari dobbiamo legarli alla produttività.

Così si fanno tre operazioni altrettanto pericolose.

La prima è che si frantuma il fronte sindacale in modo da produrre, a fronte di una marginalizzazione del contratto nazionale, una diversificazione dei risultati contrattuali quante sono le aziende e quanti sono i territori (gettiamo così le basi per le nuove gabbie salariali)

La seconda è che si apre all’idea che per avere più salario dobbiamo dimostrare di avere aumentato la produttività di impresa, praticamente dobbiamo lavorare di più (turni, straordinari, flessibilità) per altro senza la sicurezza che questo salario sarà stabilizzato i busta paga (essendo il salario incentivante di fatto “variabile” e non influente sugli altri istituti, come il TFR). Alla fine ci troveremo, pensando di contrattare salario, a contrattare l’aumento dell’intensità di lavoro.

La terza è che si distrugge definitivamente l’idea che una retribuzione per essere considerata giusta deve per lo meno essere tale da garantire al lavoratore ed alla sua famiglia una esistenza decorosa e dignitosa dato un particolare livello di sviluppo sociale ed un quadro socialmente riconosciuto di bisogni a cui rispondere.

Questa idea di modello contrattuale sancisce di fatto la definitiva distruzione di un impianto contrattuale difensivo (per altro già da tempo compromesso dalla perdita della scala mobile) uscito dalle lotte degli anni ‘60-’70, che puntava a difendere e tutelare l’insieme dei lavoratori e l’affermarsi di un sistema contrattuale incentivante che romperà ogni residua solidarietà e subordinerà la soddisfazione dei nostri bisogni esclusivamente alla nostra disponibilità di lavorare di più ed alle condizioni che l’impresa ed il mercato ci chiederanno.

NUOVE FORME DELLA RAPPRESENTANZA SINDACALE

Si fa ormai strada l’istituzionalizzazione del sistema di consultazione sperimentato in occasione del recente accodo del luglio 2007 sulle pensioni. Le piattaforme le decidono le segreterie. Al massimo i lavoratori verranno consultati solo ad accordo fatto.

Per quanto riguarda elezione e poteri delle RSU l’ipotesi sindacale parla di nuove norme per l’elezione delle nuove Rsu che dovrebbero essere composte da un MIX di delegati in parte eletti dagli iscritti alle organizzazioni ed in parte dai lavoratori. Cgil Cisl Uil affermano così che si potrà valutare (a differenza del passato) il grado di effettiva rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro.

Si sancisce così esplicitamente l’interesse primario alla rappresentanza delle organizzazioni in concorrenza al diritto dei lavoratori di eleggere la loro rappresentanza unitaria.

Ciò che ne uscirebbe è un gran pasticcio.

A che serve una rappresentanza così composta. A chi deve dar più peso l’azienda nel corso delle trattative. Ai delegati di organizzazione o ai delegati dei lavoratori ?

Hanno voglia Cgil Cisl e Uil a dire che la somma delle due rappresentanze (diversamente elette) produrrà una rappresentanza unitaria. Come è possibile garantire ciò se una parte degli eletti deve dar conto ai lavoratori ed atri solo alle organizzazioni esterne ??

Se questa è la piattaforma sindacale con cui andare al confronto con la Confindustria stiamo freschi.

Questa non è la piattaforma dei lavoratori. Nessuno è venuto a sentire cosa avevamo da proporre e nessuno è venuto a chiederci come la pensavamo.

01-05-2008

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